Il mondo che non ti ascolta


E’ una visione della vita che porta a credere di riuscire ad avere una soluzione sempre migliore rispetto a quelle che propongono gli altri e ad essere sempre insoddisfatti della propria condizione, di solito lavorativa, ma anche sentimentale o familiare.

E’ inutile che fai il vago, anche tu che mi leggi la pensi così, sai di essere il più sveglio in famiglia, il più preparato in ufficio, il più amorevole nella coppia. Peccato che gli altri non la pensino mai come te e cerchino sempre di metterti i bastoni tra le ruote o ignorando ciò che hai da dire o, peggio, facendoti parlare e poi comportandosi nel modo opposto a quello suggerito.

Se andiamo a riflettere, gran parte della nostra amarezza e del nostro livore nasce da questa condizione e per questo suggerisco una serie di strategie per superare uno dei grandi mali dell’umanità dopo la dieta: le persone che non ti ascoltano.

Come sempre, l’ordine dell’elenco è casuale e non costituisce una graduatoria, ognuno può scegliere il metodo che preferisce.

Usare un fischietto quando si dà un consiglio. E’ un metodo da usare al telefono, quando hai a che fare con quell’amico che si lamenta di una serie di cose della sua esistenza che avrebbero una soluzione semplice tipo: togli la suoneria quando dormi se non vuoi essere disturbato, bevi una camomilla con la melatonina se non riesci a prendere sonno, drogati se manco la melatonina ha effetto. Di solito questo amico ti dice che hai ragione e poi continua a fare solite cose di sempre. Intervallare i tuoi consigli con un bel colpo di fischietto servirà non solo a fargli ricordare le tue parole, ma gli provocherà una sordità momentanea che gli concilierà il sonno.

Il lancio della sedia. Quando qualcuno fa una cosa che non dovrebbe, la scelta migliore è entrare nella stanza e senza aprire bocca prendere la prima sedia che ci capita e lanciarla contro il muro dietro di lui. Certo ci vuole una sedia, le poltrone pesano troppo, e magari anche un po’ di forza fisica, non è che tutte le sedie siano leggere, ma il messaggio sarà chiarissimo. Suggerisco di applicare questa soluzione principalmente ai parenti di primo grado, non dovrebbero denunciarci o almeno non subito.

Tirare i capelli, ma di solito la minaccia basta. Questa tecnica va usata quando il messaggio che si vuole dare è breve e inteso ed implica una reazione immediata da parte dell’interlocutore, che deve fare quella cosa subito e senza riflettere oltre. Per questo che di solito basta solo la minaccia espressa con tono perentorio. Sembra una soluzione infantile, e forse per questo di solito funziona, unico neo è che deve essere fatta con persone che hanno i capelli, con i calvi suggerisco il metodo del fischietto.

La psicologia inversa ovvero “specchio riflesso”.  Questo metodo si applica quando la possibilità di essere denunciati è più facile, quindi di solito sul lavoro, e permette di trovare un modo che sia efficace e allo stesso tempo non lesivo della nostra fedina penale, ma richiede pazienza e intelligenza. Consiste nel dire il contrario di quello che si pensa: se riteniamo che una cosa sia pessima diciamo che è geniale, se geniale affermiamo, con sicurezza, che è pessima. A questo punto l’interlocutore, pur di non darcela vinta, afferma il contrario e noi otteniamo il risultato che è, però una vittoria di Pirro. Questo perché in realtà affermiamo la nostra opinione, ma lo sappiamo solo noi.

Se non trovate efficace nessuno dei miei suggerimenti, allora dovete solo chiedervi se vale la pena sbattersi tanto per farsi ascoltare, ovvero quanto ci guadagneremmo, veramente, a far capire al prossimo che sta sbagliando e che è più stupido di noi?

Io, di solito, mi rendo conto che la valutazione dei costi/benefici non è mai a mio favore, anche perché non sono tanto forte e non riesco a scagliare le sedie lontano. Quindi vivo con serenità nella mia condizione di disagio e ogni volta che mi capita di dover affrontare la stupidità altrui, aspetto comodamente seduta, magari con un libro, sulla sponda del famoso fiume di vedere passare il cadavere del mio nemico o almeno che lo attraversi nuotando lasciandomi in pace.