La fiducia in Dio di Lorenzo Bartolini


Nel 1833 la marchesa Rosina Trivulzio commissiona allo scultore Lorenzo Bartolini un’opera che rappresenti il suo dolore per la perdita del marito ma anche la sua devozione a Dio. Ovvero l’accettazione della sua volontà e della disgrazia che le è capitata.

L’artista, che l’aveva già ritratta nel 1828, sceglie di fare una rappresentazione astratta di questi sentimenti condensandoli nella figura di una giovane donna nuda e dai capelli raccolti, inginocchiata sui talloni, con le mani strette in grembo ed il volto rivolto verso l’alto. Le forme sono morbide e perfette, la resa del marmo lucida e liscia, il complesso dell’immagine esprime perfettamente il concetto di bello naturale e risponde alla necessità primaria di questa opera, ovvero rappresentare quel momento in cui il tormento, l’agitazione, si esauriscono.

La giovane guarda verso l’alto ma non ha uno sguardo concentrato, anzi, l’abbandono dello sforzo è accompagnato dalla posa rilasciata delle mani e dalle pieghe dell’addome che incurvano la schiena. Accetta la volontà di Dio e rimette a lui gli eventi della sua vita. La fede e la fiducia si confondono mentre la semplicità del concetto diventa quasi allarmante.

La vita non è soltanto lotta contro il destino, ricerca dell’affermazione della propria volontà, ma spesso è accettazione del flusso delle cose, fiducia nel movimento del mondo che procede al di là del nostro intervento.

E questa fiducia produce l’abbandonarsi alla dolce certezza che, se ci sono le giuste combinazioni di caso, o volontà divina, o destino, le cose funzioneranno anche se noi non le spingeremo. E’ come quando si butta fuori l’aria dopo aver fatto un profondo inspiro: quel momento in cui vediamo fluire le cose al di fuori di noi.

La fiducia in Dio di Lorenzo Bartolini riassume questo stato d’animo e lo giustifica con un marchio religioso, ma quello che rappresenta è un concetto che va oltre l’idea specifica. La sensazione che descrive è quella che proviamo ogni qual volta ci affidiamo ad un’altra persona, che sia amica o sconosciuta, le cui intenzioni non possiamo veramente conoscere, ma possiamo solo sperare siano oneste e buone.