La Lippina di Filippo Lippi


La Madonna di tre quarti con le mani giunte nel momento che anticipa l’accettazione del destino del piccolo Gesù, che le tende le braccia e viene sospinto verso di lei da due angeli.

Una Madonna ancora pensosa, come può esserlo una giovane madre, bellissima e bionda, che sembra quasi consolata dal bambino paffuto che la guarda con sguardo adulto e consapevole, mentre la invita a prenderlo in braccio aiutandosi con la mano sulla spalla.

I colori morbidi e tonali degli incarnati perfetti, insieme alle trasparenze aeree dei veli che si fondono con tessuti pesanti ma preziosi, rendono la composizione uno dei quadri più famosi e amati di Filippo Lippi, pittore del quattrocento dalla vita scandalosa, perché frate che convive con una monaca.

Eppure, al di là di quello che ci si potrebbe aspettare, il quadro non reca traccia di alcun sentimento che non sia una serena purezza della fede, rappresentata da un divino che ha corpo e volto, anche grazie ai tratti così ben definiti dell’angelo bambino in primo piano, che la tradizione vuole sia addirittura il ritratto del figlio Filippino, frutto dell’amore proibito e a sua volta un pittore di talento.

L’angelo in primo piano guarda lo spettatore sorridendo, come a rassicurarlo che la scena si concluderà con l’accettazione e che tutto, il dolore, il sacrificio, riservati a quella creatura innocente, in realtà fanno parte di un piano più grande, universale, che riguarda anche il destino di chi ammira il quadro.

Quindi il tema dell’immagine è il contatto, il contatto visivo che parte dall’angelo e che si allarga alla cornice della finestra che, a sua volta, porta tutti gli elementi al di fuori della tela nello spazio dello spettatore, inserito in un movimento circolare che dall’esterno ritorna verso l’interno, in una sorta di abbraccio emotivo.

Attraverso quella cornice aperta e stretta, la Madonna congiunge il mondo del divino e il mondo del quotidiano, mentre il paesaggio alle sue spalle la inquadra in una realtà terrena che ci fa venire il dubbio su quale sia effettivamente il piano dell’uomo e quello immortale.

Perché Dio è molto più vicino di quello che pensiamo e il limite che ci divide da lui diventa semplicemente la cornice di una finestra.

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