La rete del Disinganno di Francesco Queirolo


Un uomo si libera di una rete che lo tiene imprigionato con l’aiuto di un putto che ha sulla fronte una fiamma e indica ai suoi piedi un globo terreste poggiato su una Bibbia aperta. Sul basamento l’episodio di Gesù che dona la vista al cieco.

Questa allegoria fa parte dei gruppi scultori che l’artista genovese Francesco Queirolo realizza durante la metà del Settecento a Napoli, nella bellissima cappella Sansevero, e in particolare viene dedicata al Duca di Torremaggiore dal figlio Raimondo di Sangro per ricordare come, dopo una vita dissoluta, il duca si sia pentito ed abbia abbracciato la conversione e la quiete della vita sacerdotale anche se in tarda età.

La complessa allegoria, infatti, rappresenta come l’uomo si liberi del peccato, ovvero della rete, con l’aiuto dell’umano intelletto, il bambino alato con la fronte fiammeggiante, che non solo lo sostiene mentre questi si divincola dalle maglie intricate ma insieme gli indica il percorso che deve seguire: superare le passioni umane, il globo terrestre, attraverso la lettura del libro principale della religione cristiana: la Bibbia. Anche l’allegoria sul basamento, in cui l’uomo è tratto dal buio alla luce, ovvero vede finalmente ciò che è giusto, grazie alla fede e a un percorso di conversione e illuminazione, rafforza il significato del gruppo scultoreo.

Ma la vera meraviglia rimane la tecnica delle statue, concentrata nella resa realistica delle corde intrecciate, anche rispetto al corpo della figura principale. Un intreccio che serve a rendere con fermezza il significato simbolico della rete, vista insieme come metafora dei nodi e dei lacci del male che avvinghiano il peccatore per soffocarne lo slancio verso il bene sia come salvezza di chi cade, come strumento indispensabile della pesca, a sua volta simbolo di conversione evangelica.

Così il valore simbolico si concretizza nell’immagine, in questo voler rappresentare la liberazione da una trappola, il cambiamento, la trasformazione attraverso un percorso difficile, la liberazione dagli inganni della vita. Un cambiamento che però non si può compiere da soli, anzi, è proprio il sostegno della Fede quello che permette di liberarci.

La Fede ci permette di superare gli ostacoli che sembrano imprigionarci e frenarci, lo studio ci indica la strada da percorrere per districare i nodi di una vita fatta di convinzioni sbagliate che ci ingabbiano, prima fra queste quella che ci fa credere di non essere abbastanza forti per cambiare noi stessi, per affrontare la strada più difficile, per crescere e vivere pienamente secondo quello che intimamente sentiamo essere il giusto per noi.

Così il tema diventa la sconfitta dell’inganno inteso come le cose che ci allontanano dalla verità, quelle false convinzioni che guidano le nostre scelte sbagliate, il nostro immobilismo, i nostri blocchi.

Il Disinganno diventa capolavoro proprio perché riesce a rappresentare un messaggio di speranza che non è più solo religioso, dimostrandoci che si può fare, che si può andare oltre le proprie paure, i limiti che ci poniamo, le negatività che costruiamo intorno a noi e ci frenano, si può rompere la rete che ci mettiamo addosso ma a patto di accettare di farci aiutare, di accettare di essere in grado di cambiare.

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