Nuove professioni e vecchi sogni


Stamattina, quando è suonata la sveglia e mi sono resa conto che avrei dovuto abbandonare la conchetta nel letto e la temperatura ideale che finalmente avevo raggiunto sotto il piumone dopo sette ore di faticoso sonno, mi sono abbandonata ad una serie di considerazioni filosofiche che possono nascere solo in alcune condizioni d’animo specifiche, tra cui l’uretra piena e lo stomaco vuoto.

Tra queste considerazioni sui Massimi Sistemi (che non ho mai capito bene cosa fossero, ma suona sempre bene come citazione) e sulla caducità delle cose, ho anche focalizzato che ho passato circa l’80% della mia vita lavorativa a lamentarmi di quest’ultima. Ho ricordato come avessi scelto di non fare gli esami per l’insegnamento e come, anche nei momenti più bui, non avessi mai ceduto all’ipotesi di forgiare piccole menti, perché ho sempre pensato che avrei odiato quel lavoro e come invece mi sono trovata, per anni, a fare un lavoro che detestavo.

Eppure non sarebbe corretto dire che detestavo il lavoro che avevo scelto, bensì quello che mi facevano fare, due cose che a guardare meglio sono molto diverse. Perché alla base della mia intenzione c’è sempre stato qualcosa che mi piaceva, ma sono state sempre altre persone che hanno deciso di mortificare questa idea fino a trasformare gli atti pratici della mia esistenza in un inutile purgatorio.

Date queste premesse, mi sono posta un’altra domanda: quali sarebbero i lavori che mi piacerebbe fare? E dico lavori al plurale perché, come molti sanno, il mio vero problema è che mi annoio in fretta e quindi non posso pensare di riuscire a resistere tutta la vita facendo sempre la stessa cosa.

D’altra parte la natura stessa della storica dell’arte, se fossimo in un paese dove viene considerata una professione, è proprio basata sul cambiamento, sull’evoluzione, perché lo storico dell’arte deve studiare, e non si studia mai la stessa cosa, anzi, una cosa porta ad un’altra e così via, in un continuo movimento della conoscenza che è quello che ci permetterebbe di definirci una civiltà evoluta.

Esclusa quindi la professione di storica dell’arte, che implicherebbe ore in biblioteca, ricerche sul campo, accumulo di libri, polvere, carte, e tante gonne a fantasia scozzese (ora si chiama tartan), che altro potrei fare nella mia vita oltre a lamentarmi?

Non è stato facile, ma ho stilato un pregevole elenco per fornire anche a voi spunti per dare una svolta al vostro orizzonte professionale:

Modella di orecchie. Modestamente le mie orecchie mi piacciono tanto, e per di più non hanno buchi, quindi si prestano ad un sacco di possibilità. Stare a farmi fissare l’orecchio da qualcuno che lo disegna o lo fotografa non mi sembra un lavoro così gradevole, visto che implica interazione zero e la possibilità di leggere per far passare il tempo.

Collaudatrice di colori. Io adoro i colori, l’idea di verificare la funzionalità di penne, pennarelli, matite, acquerelli mi sembra eccezionale. Anche perché non implica grande abilità tecnica, anzi, più sei cane più il colore, se è fatto bene, deve funzionare. Mi vedo già in una enorme stanza dalle pareti bianche, con il mio camice immacolato e gli occhiali tecnici per prevenire infortuni da schizzo, che seleziono da un’enorme scaffalatura un pennarello rosa, mi siedo alla mia scrivania, anche lei immacolata, e disegno stupidi animaletti su un blocco per verificare le capacità di tenuta della punta.

Critica di serie televisive fantasy. Finalmente metterei a reddito un hobby che ho sviluppato negli ultimi tempi con grande soddisfazione della conchetta del mio divano. Ed anche se potrebbe sembrare un’attività molto diffusa, la mia forza sarebbe nella settorialità, ovvero parlerei solo di serie televisive dove ci sono mostri, fantasmi, elfi, maghi e creature che qualcuno ritiene non esistano nella realtà. Niente serie sui crimini di guerra in Africa o avvocati che vestono bene, solo storie con qualche cosa di platealmente impossibile, più impossibile di uno che non si è laureato in giurisprudenza ma va a dibattere nei processi e si spaccia per avvocato senza che nessuno se ne accorga per tipo sei stagioni.

Consigliera a richiesta. Voi venite da me, mi dite che dubbio avete e io vi do la soluzione. Niente psicologo che ti dice che devi trovare la risposta dentro di te, niente prete che ti dice che la devi trovare nella preghiera, neppure niente madre che ti dà sicuramente la risposta che non vuoi sentire o avvocato, che ti manda la parcella prima della risposta. Io sarò un porto accogliente in cui il cliente potrà aprirsi liberamente e ascoltare un verdetto inappellabile ai suoi dubbi. Del resto sono un’esperta di dubbi certificata, come testimonia il pezzo http://piantatastorta.altervista.org/i-formati-e-le-misure-del-dubbio/

Insultatrice a richiesta. Ovvero, su incarico, chiamo per telefono o scrivo email o chat in cui insulto per voi. Se siete timidi o avete dubbi sulle vostre capacità grammaticali, ci penso io a dirgliene quattro alle persone che vi danno fastidio o vi fanno un torto. Sarebbe una professione così liberatoria che potrei anche lavorare pro bono qualche volta.

Ma il mio preferito rimane sempre vincitrice di superenalotto. La trovo la professione più completa che mette insieme serenità, creatività e competizione. Con questo lavoro potrei non solo realizzare tutti i miei desideri personali, ma soprattutto lavorativi, svolgendo pro bono tutte le professioni di cui sopra e aggiungendo forse quella di baby sitter di peluche e produttrice di idee geniali per altri. Quest’ultima devo ammettere che la pratico anche adesso, solo che non viene mai riconosciuta, non so perché.

N.B. Non ho inserito il lavoro di collaudatore di materassi o di divani o di cuscini perché sarebbe stato troppo banale, è il classico mestiere che possono fare tutti.

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