Quel luogo incerto che è l'Inferno


Che cos’è l’Inferno? Una domanda a cui tutti, prima o poi, cercano di dare una risposta. E’ un luogo, un sentimento, uno stato d’animo, una dimensione alternativa o un momento eterno. Ospita una persona sola o una legione. Ha governanti, demoni, dannati, oppure è solo deserto, rovina, solitudine. E’ silenzio oppure rumore indicibile. Caldo o freddo.

Per tutti questi modi di essere e non essere l’Inferno è incontenibile e indescrivibile, ma sicuramente è un luogo incerto, come direbbe Fred Vargas.

E’ incerto e per questo ognuno ha il suo che non può condividere con gli altri. Né può raccontare pienamente.

La mostra “Inferno”, alle Scuderie del Quirinale di Roma fino al 9 gennaio 2022, affronta questo argomento immenso cercando di costruire una mappa, o meglio proporre quelle che possono essere le strade più comuni che lo attraversano.

Forte di una esposizione di opere bellissime e potentissime, ognuna delle quali varrebbe da sola una mostra, accoglie lo spettatore con lo stupore della Caduta degli angeli. Attraversate le porte degli Inferi, lo accompagna in un viaggio personale che richiama esplicitamente Dante non solo nelle opere esposte, ma soprattutto nello spirito dell’allestimento, dove chi guarda è spinto sempre ad andare oltre, a scoprire che altro c’è da vedere, che altro lo potrà stupire, spaventare, emozionare ancora.

Questo è l’effetto che fa parlare dell’Inferno, ovvero ci si trova a parlare, in un moto circolare, della morte, della paura, del dolore, della colpa con la sua punizione e della vita. Vita che deve esserci per dare un senso al tutto.

Ho visto questa mostra il secondo giorno di apertura, ma ne parlo solo oggi perché non ho mai avuto lo stato d’animo adatto per raccontarla. Oggi invece l’ho trovato perché ho riscoperto una nuova dimensione dell’ansia, sono in una fase di confusione emotiva che scuote il mio ricordo di quell’esperienza e mi porta a riflettere sul valore che ha avuto quella visita per me.

E nonostante un catalogo che non mi è piaciuto perché dà troppo spazio ai saggi non lasciando schede scientifiche dei singoli pezzi esposti, secondo la moda seguita per tante altre esposizioni belle e importanti come questa, moda che dimostra come si sia perso il valore della ricerca dove più dovrebbe essere sentito, non posso negare che il progetto sia ben riuscito.

Non posso non dire che l’esposizione è ben fatta perché ha lasciato un seme nel mio animo che ha germogliato fino a diventare l'esigenza di pensare, ma anche di vincere quella lotta interiore tra le emozioni che mi portano a ragionare sul mio Inferno personale.

E' ben riuscita perché ogni visitatore, quando torna a “riveder le stelle” e si ritrova sulla scala panoramica genialmente pensata da Gae Aulenti, non può fare a meno di chiedersi cosa gli faccia paura, se l’Inferno esiste e se lui ci finirà, oppure se ci finirà qualcuno che conosce. Ma raramente riesce a darsi una risposta definitiva.

E come tutti gli altri spettatori, anche io me lo sono chiesto allora come me lo chiedo anche oggi.