Sorgere della luna di Stanisław Masłowski


La critica, infatti, rintraccia nel quadro la descrizione poetica di un laghetto nei giardini del castello di Ladawa, raccontato da Juliusz Słowacki nei suoi mutamenti a seconda del tempo e dell’ora del giorno.

Il momento scelto dal nostro artista è quello in cui c’è l’incontro tra il crepuscolo e la notte, il sole scende e lascia spazio ad una luna rossa, piena, potente. Una sorta di alba al contrario, costruita attraverso cambi di tonalità di cielo ed acqua che richiamano fortemente valori impressionistici.

La scena ha una composizione molto rigorosa, che vede L l’acqua tagliata in due dalla striscia di terra occupata, a sua volta, da una fila di alberi che a sua volta dà un taglio verticale. In questo spazio preciso si inserisce la luna, che costruisce a sua volta un altro momento visivo pensato come una linea retta precisa che punta verso lo spettatore.

Infine la notte sembra avanzare orizzontalmente dal centro e inghiottire il paesaggio con il suo buio mobile, incontro al quale vanno gli uccelli che volano bassi sull’acqua.

E’ un’immagine bellissima perché riesce a catturare quel senso della luce che cambia e nello stesso tempo a darne una visione emotivamente stabile. Lo spettatore va incontro al cambiamento tra giorno e notte seguendo il riflesso della luna sull’acqua e poi fermandosi nel suo bagliore tra gli alberi. Intorno il paesaggio si spegne lentamente, inghiottito dal calare della luce, ma con la tranquilla sicurezza di essere condotto verso il riposo e poi di nuovo, verso la luce del sole.

Se immaginiamo di stare soli in questo paesaggio, la scena diventa però anche un po’ paurosa, perché la notte la natura non è fatta per accogliere l’uomo, anzi, nasconde terrori imprevedibili.

Così l’impulso, alla fine, è non restare a guardare la luna che sale, ma resistere alla tentazione di perdersi dentro quella la notte che le sta intorno e che mangia tutto. Il desiderio si trasforma e diventa necessità impellente di andare via, di lasciare all’acqua, che sarà un tutt’uno con il cielo e con la terra, la sua vita notturna che non è la nostra.

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